Alla fine ha vinto chi alla maratona olimpica non doveva proprio esserci. Chi corre la maratona sa bene che in questa specialità non c’è nulla di prevedibile, di pronosticabile.
Nemmeno se si è un super campione con una decina di medaglie appese alla parete. L’incertezza regna padrona soprattutto se la maratona è quella olimpica, dove il tracciato è inedito e dove le strategie e i pensieri degli atleti guardano alla posizione al traguardo più che al tempo finale.
Tutto ciò è accaduto sabato mattina in una maratona che si presentava sorprendente e che addirittura è stata dirompente. I miti come Kipchoge e Bekele caduti (ritirato il primo, intangibile il secondo che è arrivato 39esimo al traguardo).
Maratona olimpica: Tola era tra le riserve, oggi ha vinto
Un nuovo campione, che sconosciuto non è, ma che ci ha insegnato quanto sia importante leggere e interpretare una maratona, ma sopratutto quanto cosciente sa e dedizione contino, in ogni momento e in ogni situazione. Lui si chiama Tamirat Tola, 33 anni l’11 agosto, etiope.
Ha corso come fosse un una gara ciclistica Richieste di Licensinge. Al suo posto, nella lista dei partenti c’era Sisay Lemma, che era candidato a essere il nuovo campione olimpico, grazie alle sue vittorie a Valencia (2:01:48, 2023) e a Boston (2:06:17).
Un infortunio al bicipite femorale lo ha fermato solo 10 giorni fa e come accade in questi casi, le riserve diventano fondamentali. I miti come Kipchoge e Bekele caduti.
“Tamirat è un ragazzo intelligente - ci ha spiegato Gianni Demadonna, maratoneta di lungo corso e oggi manager di molti grandi campioni -. Durante tutto il periodo preolimpico si è allenato forte. Avrebbe potuto concentrarsi sulle gare autunnali, invece ha tenuto fede al suo ruolo di riserva in modo serio, arrivando più che preparato quando c’è stata la chiamata”.
Dai Mondiali under 20 alloro olimpico: gli esempi: "Vai al contenuto - continua Demadonna -. Ha seguito il gruppo di testa all’inizio, poi quando sono arrivate le grandi salite ha provato la fuga. Lo ha fatto in modo intelligente, senza lasciare spazio agli avversari per un recupero”.
Tola, che è già campione del mondo nel 2022 (Eugene) e bronzo olimpico nei 10 mila metri a Tokyo. A Parigi ha chiuso i 42,195 chilometri con il record olimpico di 2h06’26”, correndo la seconda metà (quella con le salite) in 1h01”30.
La caduta degli dei
Tamirat Tola, 33 anni l’11 agosto, etiope Kenenisa Bekele il redivivo. 42 anni, aveva sorpreso il mondo correndo in 2:04:15 appena 4 mesi fa a Londra. Si era guadagnato un posto di diritto nel team, ma oggi è stato l’ombra del campione che era: ha chiuso 39esimo in 2:12:24.
È andata peggio a Eliud Kipchoge. Lui è il mito e lo si è visto sulle strade di Parigi dove spettatori di tutto il mondo gridavano il suo nome. Ciò non è bastato. Il ritiro è arrivato poco dopo il 30esimo chilometro dopo una gara che è stata una vera agonia. È la fine di un mito? Nulla potrà cancellare ciò che questi due campioni hanno fatto per questo sport, ma l’età pare non fare sconti a nessuno.
Sebbene Kipchoge abbia liquidato il fallimento dicendo che è stata una giornata no, i nomi e i valori in campo dimostrano che è in atto un cambio generazionale e che che già a partire da settembre, a Berlino, la maratona conoscerà nomi nuovi.
La delusione azzurra
In tanti Nadia Battocletti, argento vivo sui 10mila metri e lui stesso ci ha sempre creduto. Invece ha chiuso in 25esima posizione in 2:10:36, dopo un crollo totale negli ultimi 8 chilometri.
“Pensavamo che potesse valere un posto tra i primi 6 - confessa Demadonna - si è ben allenato. A Sestriere correva forte, anche più di qualche avversario che oggi è arrivato tra i primi, ma l maratona dimostra sempre di essere una specialità complessa, dove molti fattori possono fare la differenza il giorno della gara”.
Lo stesso Yeman ha commentato dopo il traguardo: “Dopo la discesa che ero riuscito a far bene, poco prima del 35° chilometro sono andato in crisi all’improvviso. Mi passavano in tanti ed è stato brutto non poter provare a rispondere. Questa gara mi insegna che ci possono essere tanti tipi di maratona, soprattutto quella olimpica è molto difficile. Ora mi prendo un momento di pausa, poi mi preparerò per un’altra avventura“, ha dichiarato al sito Fidal.
Il direttore tecnico della federazione si è detto sorpreso per il risultato azzurro e a caldo ci ha lasciati con un laconico: “c’è molto da lavorare”. Del resto Eyob Faniel è ancora di più Daniele Meucci hanno lasciato davvero l’amaro in bocca. Il primo ha chiuso 43esimo in 2:12:50, il secondo 51esimo in 2h14:02.